Secondo la sua specie

לְמִינוֹ

secondo la sua specie

 

ABSTRACT

Il dibattito fra creazione ed evoluzione non sembra destinato ad esaurirsi nonostante il continuo progresso, da un lato, delle Scienze biologiche e, dall’altro, di quelle bibliche e teologiche. Da ambo le parti, tale dibattito appare spesso governato con logiche aprioristiche basate più su reciproche incomprensioni che su dati oggettivi e verificabili. In questo articolo verrà preso in esame il termine biblico tradotto dall’ebraico con il sostantivo specie”. Si valuteranno quelle che paiono le intenzioni dell’autore biblico nell’uso di tale termine e le relative implicazioni nel paradigma evoluzionista, creazionista e concordista. 

    סֵפֶר בְּרֵאשִׁית 1

Il libro biblico della Genesi non è un testo scientifico. Per quanto ovvia sia questa affermazione, non si sottolineerà mai a sufficienza come l’autore fosse unicamente mosso dall’intento di dare risposta a domande su “Chi” e sul “perché”, piuttosto che alla domanda sul “come”. Nessuna affermazione che si possa ivi leggere è in grado di contribuire all’indagine scientifica sul processo delle origini della vita. Nonostante ciò, è evidente che nei primi capitoli della Genesi si narra di eventi soggetti allo studio delle moderne Scienze biologiche: Dio avrebbe creato gli esseri viventi “secondo le loro specie” e ne avrebbe disposto la riproduzione sempre “secondo le loro specie”[1].

וַיֹּאמֶר אֱלֹהִים, תַּדְשֵׁא הָאָרֶץ דֶּשֶׁא עֵשֶׂב מַזְרִיעַ זֶרַע, עֵץ פְּרִי עֹשֶׂה פְּרִי לְמִינוֹ, אֲשֶׁר זַרְעוֹ-בוֹ עַל-הָאָרֶץ; וַיְהִי-כֵן.

וַתּוֹצֵא הָאָרֶץ דֶּשֶׁא עֵשֶׂב מַזְרִיעַ זֶרַע, לְמִינֵהוּ, וְעֵץ עֹשֶׂה-פְּרִי אֲשֶׁר זַרְעוֹ-בוֹ, לְמִינֵהוּ; וַיַּרְא אֱלֹהִים, כִּי-טוֹב.

Gen 1:11,12 (TM)

וַיַּעַשׂ אֱלֹהִים אֶת-חַיַּת הָאָרֶץ לְמִינָהּ, וְאֶת-הַבְּהֵמָה לְמִינָהּ, וְאֵת כָּל-רֶמֶשׂ הָאֲדָמָה, לְמִינֵהוּ; וַיַּרְא אֱלֹהִים, כִּי-טוֹב.

Gen 1:25 (TM)

Quanto sopra viene spesso contraddetto da letture proposte non tanto dai gruppi di Creazionisti quanto da chi, pensando di contrastare tali letture, mostra invece di recepire il senso del brano biblico in maniera errata. Ad esempio, un’opera di divulgazione riporta:

Su questo punto [la creazione per “specie” descritta nella Genesi] l’opinione scientifica è in completo disaccordo. I resti fossili, e le prove genetiche, biochimiche e fisiologiche, concordano nel dire che la vita si è sviluppata lentamente durante miliardi di anni, ogni specie differenziandosi in due o più e molte estinguendosi, nel corso di un processo detto evoluzione biologica[2]

Oppure ancora:

Uno degli argomenti più frequentemente utilizzati contro la teoria dell’evoluzione è costituito dall’affermazione, in Genesi 1, che le piante e gli animali genereranno altri simili. Questa frase viene solitamente intesa come preclusiva della possibilità, per una specie, di produrne un’altra[3]

Seppur non unanimamente accolta nella sua definizione, dal punto di vista scientifico la “specie” rappresenta

[…] un insieme di patrimoni ereditari intercomunicanti.

Sermonti continua spiegando che

[u]n gene in un individuo può, in prospettiva, associarsi con ogni altro gene degli altri individui della stessa specie, ma non ha accesso ai geni presenti in altre specie. Entro la specie vi è un continuo flusso genico, per cui la specie è considerata una unità in trasformazione solidale. La specie è tuttavia solo una entità potenziale. In atto, tra le diverse popolazioni di una stessa specie può stabilirsi una separazione anche totale, per ragioni essenzialmente di natura geografica. La separazione, per sé, non produce nuove specie anche se interrompe il flusso genico. Poste in solitudine geografica (o ecologica), due popolazioni separate vanno incontro a trasformazioni indipendenti, così che col trascorrere delle generazioni esse possono perdere la compatibilità riproduttiva.[4]

La mancanza di unanimità è dimostrata dal fatto che negli ultimi trent’anni sono state proposte almeno una quindicina di definizioni diverse. La maggior parte di esse può essere raggruppata in definizioni morfologiche e definizioni genetiche. Nessuna di esse, però, sembra in grado di “indicare dei criteri ben definiti e obiettivi per poter tracciare dei confini netti fra i vari organismi” [5].

2 LA DEFINIZIONE DEI PARADIGMI

Le correnti di pensiero all’interno del paradigma creazionista, concordista ed evoluzionista, sono numerose e vanno qui limitate al carattere essenzialmente utile alle argomentazioni dei paragrafi successivi.

  • In merito all’evoluzionismo, si può affermare che la selezione naturale e le mutazioni genetiche sono i due motori in grado di far evolvere ogni organismo dando origine a tutte le specie esistite ed esistenti. Non vengono riconosciuti limiti all’azione di questi due processi.
  • Per concordismo, si definisce generalmente quella

[t]endenza a interpretare il testo biblico sulla creazione del mondo in modo tale da mostrare la sua concordia fondamentale con i risultati delle moderne indagini scientifiche.[6]

È qui da intendersi nella sua forma di evoluzionismo teistico, il quale sostiene che “la vita ebbe origine per volontà divina. [Dio] avrebbe quindi scelto e calibrato il meccanismo dell’evoluzione” [7] in modo tale che, mediante esso, venisse all’esistenza ogni tipo di forma vivente.

  • Il termine creazionismo si intende come la credenza secondo cui

tutti gli organismi viventi originano da atti specifici di creazione divina, come riportato nella Bibbia, e non da processi naturali come l’evoluzione[8]

Il creazionismo crede che vi siano stati molteplici atti creativi e che tali atti siano avvenuti così come “riportato nella Bibbia”.

Non è difficile comprendere come l’acquisizione del corretto significato della narrazione biblica e in particolar modo della parola ebraica tradotta con il sostantivo “specie”, viene ad assumere un’importanza centrale all’interno del dibattito in questione.

לְמִינוֹ 3

La parola לְמִינוֹ letteralmente significa

  • secondo = prefisso “le”: ל
  • specie = radice “min”: מין
  • sua = suffisso “o” ו

Nelle sue diverse forme, essa compare nella Bibbia per 31 volte in 18 versetti differenti.

Tavola 1. Versetti biblici e numero delle ricorrenze [9]

 

Genesi

Levitico

Deuteronomio

Ezechiele

1:11 (1)

11:14 (1)

14:13 (1)

47:10 (1)

1:12 (2)

11:15 (1)

14:14 (1)

1:21 (2)

11:16 (1)

14:15 (1)

1:24 (2)

11:19 (1)

14:18 (1)

1:25 (3)

11:22 (4)

6:20 (3)

11:29 (1)

7:14 (4)

I pareri sul significato di questo termine biblico non sono unanimi. Secondo alcuni lessicografi, “min” potrebbe riferirsi a qualsiasi animale distinguibile in qualche modo da altri, oppure potrebbe applicarsi ad un largo gruppo di specie (così come oggi generalmente intese) distinto da un altro gruppo di specie.

min ‘genere’ o ‘specie’ è un termine relativo alla classificazione che viene usato in generale nell’ambito delle piante o degli animali […] Con le assume il valore distributivo di ‘specie per specie’ o “secondo la differenza delle specie” […] (GLAT V 28-31 [IV, 868])

È significativo notare come, nell’Antico Testamento, “min” compaia sempre nella forma singolare. Ciò è rilevante soprattutto in quei casi in cui la forma di vita descritta compare invece al plurale

וְהָיָה יעמדו עָמְדוּ עָלָיו דַּוָּגִים, מֵעֵין גֶּדִי וְעַד-עֵין עֶגְלַיִם–מִשְׁטוֹחַ לַחֲרָמִים, יִהְיוּ; לְמִינָה תִּהְיֶה דְגָתָם, כִּדְגַת הַיָּם הַגָּדוֹל רַבָּה מְאֹד.

Ez 47:10 (TM)

And it hath come to pass, fishers do stand by it, from En-Gedi even unto En-Eglaim; a spreading place of nets they are; according to their own kind is their fish, as the fish of the great sea, very many

Ezechiele 47:10 (Young’s Literal Translation)

I pesci sono oggi classificati in varie specie, ma l’autore biblico parla de “la specie dei pesci”. Non che per l’autore i “pesci” non potessero essere ulteriormente suddivisibili in più specie, ma da un tale uso si ha conferma che la natura della parola “min” è da intendersi di tipo macro-collettivo, ed è proprio a causa di questa natura che i lessicografi insistono sul carattere “generico” del tipo di vita descritto. Quello che per l’autore sembra essere chiaramente fuori da ogni dubbio è il diretto intervento divino nella creazione delle cinque seguenti categorie di esseri viventi:

1) la creazione della vegetazione

2) la creazione dei pesci

3) la creazione degli uccelli

4) la creazione degli animali terrestri

5) la creazione dell’uomo e la creazione della donna

Con l’uso della parola “min”, egli non avanza alcuna pretesa di catalogazione tassonomica, ma sembra piuttosto voler evidenziare solo una generale suddivisione fra i generi di vita.

מִשְׁפְּחֹת 4

Un interessante parallelo fra due versetti della Genesi ci aiuta a chiarire ulteriormente il punto:

[…] essi e tutti gli animali secondo le loro specie, tutto il bestiame secondo le sue specie, tutti i rettili che strisciano sulla terra secondo le loro specie, e tutti gli uccelli secondo le loro specie, tutti gli uccelletti, tutti gli esseri alati

Gen 7:14 (Nuova Riveduta)


Tutti gli animali, tutti i rettili, tutti gli uccelli, tutto quello che si muove sulla terra, secondo le loro famiglie […]

Gen 8:19 (Nuova Riveduta)

Nel primo versetto, l’autore usa la parola למינה (le-min-ehu = “specie”), ma nel capitolo immediatamente successivo, in un verso praticamente parallelo, usa la parola לְמִשְׁפְּחֹתֵיהֶם

  • secondo = prefisso “le”: ל
  • famiglie = radice “mish·pe·chot”:מִשְׁפְּחֹתֵ
  • loro = suffisso “ihem”: יהֶם

Che i due sostantivi abbiano valenza sinonimica, lo conferma anche la versione greca dei LXX[10], che traduce i due versetti biblici utilizzando la stessa parola:

καὶ πάντα τὰ θηρία κατὰ γένος καὶ πάντα τὰ κτήνη κατὰ γένος καὶ πᾶν ἑρπετὸν κινούμενον ἐπὶ τῆς γῆς κατὰ γένος καὶ πᾶν πετεινὸν κατὰ γένος

Gen 7:14 (LXX)

καὶ πάντα τὰ θηρία καὶ πάντα τὰ κτήνη καὶ πᾶν πετεινὸν καὶ πᾶν ἑρπετὸν κινούμενον ἐπὶ τῆς γῆς κατὰ γένος αὐτῶν ἐξήλθοσαν ἐκ τῆς κιβωτοῦ

Gen 8:19 (LXX)

Il parallelismo tra “specie” e “famiglia” è senza dubbio determinante nel rifiutare l’anacronistica attribuzione dell’attuale significato scientifico di “specie” al termine “min”.

יָצָא 5

Secondo una precisa visione concordista,

in Genesi 1, 24 sta anche scritto che la terra produca esseri viventi secondo la loro specie, e pertanto non è possibile provare che l’uomo non sia stato prodotto da forze attive in natura[11].

Questa visione offre un’esegesi di Genesi 1:24 tale per cui, “dimostrabile” o meno la divina scintilla iniziale, il tutto si sarebbe successivamente evoluto dalla “terra”, cioè dalla “natura” e grazie alle leggi della “natura”.

Nel versetto biblico a sostegno del suddetto ragionamento si legge testualmente

וַיֹּאמֶר אֱלֹהִים, תּוֹצֵא הָאָרֶץ נֶפֶשׁ חַיָּה לְמִינָהּ, בְּהֵמָה וָרֶמֶשׂ וְחַיְתוֹ-אֶרֶץ, לְמִינָהּ; וַיְהִי-כֵן

Gen 1:24 (TM)

Il verbo ebraico יָצָא tradotto con l’italiano “produca” ha uno spettro semantico molto ampio e significa letteralmente “venir fuori”. Nella sua forma hif’il (causativa attiva) assume il senso di portar fuori, produrre, far germogliare, far crescere[12].

Pochi versetti prima, in Genesi 1:11, l’autore usa lo stesso verbo, che viene tradotto con “germogliare”. Che יָצָא implichi il concetto di abiogenesi (o di evoluzione teistica) non sembra essere giustificato dall’insieme narrativo. L’intenzione descrittiva dell’autore viene più verosimilmente esplicitata nel successivo passaggio di Genesi 2:19 [13]

וַיִּצֶר יְהוָה אֱלֹהִים מִן-הָאֲדָמָה, כָּל-חַיַּת הַשָּׂדֶה וְאֵת כָּל-עוֹף הַשָּׁמַיִם, וַיָּבֵא אֶל-הָאָדָם, לִרְאוֹת מַה-יִּקְרָא-לוֹ; וְכֹל אֲשֶׁר יִקְרָא-לוֹ הָאָדָם נֶפֶשׁ חַיָּה, הוּא שְׁמוֹ

Gen 2:19 (TM)

Dio il SIGNORE, avendo formato dalla terra tutti gli animali dei campi e tutti gli uccelli del cielo, li condusse all’uomo per vedere come li avrebbe chiamati, e perché ogni essere vivente portasse il nome che l’uomo gli avrebbe dato.

Gen 2:19 (Nuova Riveduta)

Una lettura più allineata al contesto generale sembra offrire un’esegesi secondo cui la “terra”[14] avrebbe fatto “venir fuori” “tutti gli animali dei campi e tutti gli uccelli del cielo” attraverso la potenza creatrice di “Dio il Signore”.

6 CONCLUSIONE

L’espressione genesiaca “secondo la sua specie” non può essere letta in chiave fondamentalista che neghi ogni forma di mutamento biologico all’interno del min macro-collettivo. D’altro canto, i biologi evoluzionisti non possono provare che le affermazioni genesiache siano false, e questo perché il significato di “specie”, così come inteso dalle due correnti di pensiero, non è sovrapponibile. Secondo il libro della Genesi, la “specie” non ha alcuna pretesa di definizione tassonomica ma indica semplicemente i grandi raggruppamenti di esseri viventi, come uccelli, pesci, rettili, animali selvatici, ecc., in base ad un normale criterio di evidenza così come poteva essere colta dall’autore. Un’evidenza, comunque, da non considerarsi fissa e immutabile ma adattabile alle molteplici esigenze narrative, come si evince, ad esempio, dai passi del Deuteronomio dove l’autore procede ad un elenco di ulteriori suddivisioni (specie) del grande raggruppamento degli uccelli (min all’interno di min)

Potrete mangiare qualunque uccello puro; ma ecco quelli che non dovete mangiare: l’aquila, l’ossìfraga e l’aquila di mare; il nibbio, il falco e ogni specie di avvoltoio; ogni specie di corvo; lo struzzo, il barbagianni, il gabbiano e ogni specie di sparviero; il gufo, l’ibis, il cigno; il pellicano, il tùffolo, lo smergo; la cicogna, ogni specie di airone, l’ùpupa e il pipistrello.

De 14:11-18

Secondo la quasi totalità degli odierni creazionisti, min può indicare una classe più ampia della specie così come intesa oggi. Essa indica “grandi gruppi” i cui primi esemplari furono creati da Dio con tutta la necessaria informazione codificata nel DNA affinché, sotto la spinta delle pressioni ambientali, all’interno di questi grandi gruppi si differenziassero le innumerevoli “specie” e “sottospecie” che sono comparse e scomparse nel corso di milioni di anni.

Se Dio, in situazioni particolari, sia itervenuto con atti di creazione diretta anche all’interno di queste macro-categorie, resta una difficilior quaestio.

Da un punto di vista letterario, è altrettanto chiaro che l’ipotesi di alcuni concordisti secondo cui Dio avrebbe originato la scintilla di vita dalla quale si sarebbe poi evoluto il tutto, è priva di fondamento biblico in quanto, limitandoci alla descrizione nel contesto biotico, Dio avrebbe operato, come minimo, sei volte  in maniera diretta, all’interno delle cinque categorie indicate al paragrafo 3.

La Genesi non offre elementi utili per indagare scientificamente queste sei chiare affermazioni di intervento diretto.

Francesco Arduini

Bibliografia

  1. Asimov I., In Principio – il libro della genesi interpretato alla luce della scienza, Mondadori Editore.
  2. Marseden, G.M., A case of the excluded middle, in Bellah e Greenspahn (a cura di), Uncivil Religion, Crossroad, New York.
  3. Sermonti, G., Fondi R., Dopo Darwin, Rusconi Editore.
  4. R. Junker, S. Scherer, Evoluzione, un trattato critico – certezza dei fatti e diversità delle interpretazioni, Gribaudi Editore, Milano, 2007.
  5. AA. VV., Grande Lessico dell’Antico Testamento, Paideia Editrice, [GLAT].

[1]        La riproduzione “secondo le loro specie” viene espressamente riferita solo alla riproduzione vegetale [“portino frutto secondo le loro specie”]. Sembra sottinteso il riferimento alla riproduzione “secondo le loro specie” anche per la vita animale.

[2]        Asimov, I., In Principio – il libro della genesi interpretato alla luce della scienza, Mondadori Editore, Milano, 1981, p. 53

[3]        Marseden, G.M., A case of the excluded middle, in Bellah e Greenspahn (a cura di), Uncivil Religion, Crossroad, New York, p. 139.

[4]        Sermonti, G., Fondi R., Dopo Darwin, Rusconi Editore, Milano, 1980, p. 29.

[5]        R. Junker, S. Scherer, Evoluzione, un trattato critico – certezza dei fatti e diversità delle interpretazioni, Gribaudi Editore, Milano, 2007, pag. 30.

[9]        Codice di Leningrado, Interlinear Scripture Analyzer 3.0.

[10]        I LXX rendono min con όμοιος (20 volte), γένος (11 volte)  ποικιλια (1 volta), ομοιότης (1 volta).

[12]        GLAT III, 943 [III, 808].

[13]        L’ipotesi della duplice paternità dei versetti citati (Gen 1:24, Gen 2:19) non è oggetto d’esame in questa trattazione.

[14]        Che il termine אֶרֶץ (Gen 1:24) e il termine אֲדָמָה (Gen 2:19) possano avere valenza sinonimica (o più precisamente plesionimica) è mostrato dal passaggio di Gen 2:6.