Odifreddi VS Catalano

Ferdinando Catalano

Sono stato chiamato in causa indirettamente dal Prof. Odifreddi in relazione ad un’intervista che ho rilasciato alcuni mesi fa per un quotidiano on line di Messina. Dopo avermi letto, il prof. Odifreddi ritiene inutile “perdere” (in senso stretto) una giornata per un eventuale incontro/dibattito col sottoscritto. Si tratterebbe – a suo giudizio – di un incontro tra sordi. Ne prendo atto e già mi consolo pensando che l’esimio professore si considera sordo almeno quanto me [altrimenti si tratterebbe di un incontro tra un sordo (il sottoscritto) e uno che invece ci sente bene (lui).]

Per permettere al lettore di comprendere il senso dei rilievi mossi dal Prof. Odifreddi alle mie affermazioni e le mie controdeduzioni è necessario disporre dei due testi. Veniamo allora alle questioni sollevate.

1) Affermazione di Catalano da intervista:

Mettendo da parte ogni pregiudizio “scientista” mi resi conto che, nella sostanza, la descrizione che il Genesi fa della nascita dell’Universo, della sua evoluzione, del processo di formazione del nostro pianeta e della comparsa della vita sono basilarmente coerenti con ciò che la cosmologia ha da dire a riguardo”

Commento di Odifreddi:

sostenere che il racconto biblico del genesi è parallelo a quello scientifico significa non vedere le enormi differenze tra i due. Ad esempio, nel genesi le piante vengono create prima del sole e della luna! e le specie vegetali e animali sono create fisse una volta per tutta: cioè, negando non l’evoluzionismo ma l’evoluzione stessa

Replica di Catalano:

Mi riferivo ad una sostanziale coerenza solo sul piano cronologico delle due teorie e non ai meccanismi o ai paradigmi fondanti. La successione degli eventi, per quanto riguarda la comparsa delle varie forme di vita sulla Terra fino alla comparsa dell’uomo sono quasi nello stesso ordine. Sicuramente avrei dovuto spiegare meglio il concetto. La contraddizione della comparsa della vegetazione che precede la comparsa del Sole e della Luna è solo apparente. Nel verso 1 si dice che Dio “creò in principio i cieli e la terra”. Con la parola “cieli” dobbiamo intendere tutti i corpi celesti, Sole compreso. Il racconto dei giorni creativi – con riferimento alla preparazione della Terra – è scritto dal punto di vista di un osservatore sulla Terra ed inizia effettivamente dal verso 2 “Ora la Terra era informe e vacua…” Il primo giorno Dio creò la luce. Un osservatore sulla Terra quale luce poteva vedere? Evidentemente quella del Sole, dunque il Sole c’era già ma non era visibile il disco solare, forse a causa di eccessiva polvere cosmica presente oltre l’atmosfera (per fare un esempio, quello che avviene in certe giornate di fitta nebbia: il Sole c’è, la luce arriva attenuata, ma non si vede il disco solare).

Quale che fosse la causa reale, essa fu rimossa il quarto giorno perchè Dio“faceva” i due luminari (n.b.: il verbo “fare” non c’è in Gen 1:14, c’è hajh, forma del verbo essere, accadere, diventare), quello maggiore per “regolare” il giorno e quello minore per “regolare” la notte, nel senso che rese adesso visibile il disco solare e lunare. Si osservi che nel contesto la regolazione del giorno e della notte è riferita alla loro durata temporale (“… servano da segni per le stagioni, i giorni e gli anni…”) cosa che è possibile solo se è visibile il moto apparente del disco solare e lunare. In coerenza con questa interpretazione, il verbo usato per creare i “cieli” è barà e secondo il Grande Lessico dell’Antico Testamento, l’uso teologico di questo verbo esprime che “per mezzo dell’ordine di Dio, senza premesse, qualcosa di nuovo che prima non esisteva viene ad esistere senza altri interventi” (GLAT 1574:1575) mentre il verbo usato in Gen 1:16 per “fare” i luminari è asah, una forma del verbo fare con uno spettro semantico ampio (fare, produrre, preparare, plasmare) che può anche implicare una materia già esistente.

A riguardo cito l’autorevole opinione del prof. Gleason Archer (1916 – 2004) docente di Lingue bibliche al Fuller Theological Seminary in Pasadena, professore di Antico Testamento e Lingue Semitiche al Trinity Evangelical Divinity School, a Deerfield, Illinois. E’ stato uno dei 50 traduttori che hanno compilato la New American. Standard Bible e ha lavorato nel comitato di traduzione della New International Version. In merito a Gen. 1:14 ss, Archer afferma:”Genesi 1:14-19 rivela che nella quarta fase creativa, Dio spartì la coltre nuvolosa in modo tale da far giungere al suolo la luce solare diretta, e da rendere possibile l’osservazione accurata dei movimenti del sole, della luna e le stelle. Il verso 16 non dovrebbe essere inteso come se indicasse per la prima volta la creazione dei corpi celesti nel quarto giorno creativo; piuttosto esso ci informa che il sole, la luna e le stelle create nel primo giorno come fonte della luce, erano stati messi al loro posto da Dio in vista della loro eventuale funzione di indicatori del tempo per gli osservatori terrestri” (Archer, G.L., Encyclopedia of Bible difficulties, Zondervan, Grand Rapids, 1982, pag. 61).

Infatti la Bibbia di Gerusalemme traduce così: “Dio disse: Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni”

2) Affermazione di Catalano da intervista:

Nel merito strettamente scientifico (la teoria dell’evoluzione) non ha alcuna spiegazione credibile e sperimentalmente verificabile circa l’origine della vita, solo ipotesi che però non reggono al vaglio delle leggi della termodinamica e della teoria dell’informazione. Sul piano epistemologico questa teoria si sottrae – la convinzione non è solo mia – al criterio di falsificabilità di Popper mediante il quale si può stabilire se una teoria è veramente scientifica.

Commento di Odifreddi:

dire che il punto debole della teoria dell’evoluzione è che non spiega l’origine della vita, significa non aver capito niente della teoria stessa. che si chiama appunto “evoluzione” (di ciò che esiste), e non “creazione” (di ciò che ancora non c’è). non è compito della teoria dell’evoluzione spiegare l’origine della vita, e la teoria non si sogna di farlo. è una critica sciocca come quella che dicesse che il punto debole della chimica è che non spiega l’origine dell’universo.

Replica di Catalano:

Non ho mai letto in vita mia un solo testo di biologia che non si fosse occupato primariamente del problema delle origini della vita come prologo fondamentale della teoria dell’evoluzione ed esistono tante diverse teorie sulle origini della vita per quanti biologi se ne siano occupati. Se il prof. Odifreddi vuole buttarla sulle distinzioni semantiche faccia pure, ma allora dovrebbero essere riscritti tutti i testi di biologia, con frasi del tipo “L’origine della vita esula dagli scopi di questo libro e della teoria dell’evoluzione e quindi non ce ne occuperemo, anche perchè non è affar nostro” (e di chi allora?). Più che una risposta sul significato semantico del termine evoluzione avrei preferito una risposta sul merito della questione.

3) Affermazione di Catalano da intervista:

Le faccio due nomi illustri: Piergiorgio Odifreddi e Antonino Zichichi. Quali considerazioni può fare sulle loro posizioni?

Non a caso lei ha indicato proprio i paradigmi italiani delle due opposte visioni della realtà.

Mi inchino doverosamente dinanzi alla cultura matematica del prof. Odifreddi, il Richard Dawkins italiano, ma negli ultimi anni la sua visibilità mediatica (lo ribattezzerei “Il Matematico Onnipresente”) è diventata direttamente proporzionale all’esigenza, tutta italiana, di arginare l’invasione del pensiero creazionista. I suoi saggi anticristiani e su Darwin (posso dirlo perché li ho letti) hanno sconfinato su materie non sue. Se pretende di demolire la Bibbia leggendola come fosse un testo di matematica allora mostra tutti i limiti della sua preparazione storica e teologica. Quel che infastidisce e travalica il dibattito non è la sua posizione di ateo quanto il sistematico attacco alle persone più che alle loro idee.

Sul fronte opposto il Prof. Zichichi – è una mia impressione – è stato messo a tacere dai media proprio per la sua nota posizione di antievoluzionista e di credente. Lo scienziato siciliano muove le sue critiche attingendo dai fondamenti della scienza e assegna alla teoria dell’evoluzione un grado di credibilità al di sotto del terzo ed ultimo livello, quello dei fenomeni che si sono verificati una sola volta e di cui rimangono tracce verificabili. L’evoluzione darwiniana non raggiunge nemmeno questo livello di credibilità in quanto mancano del tutto le testimonianze fossili di questo processo. Siamo completamente al di fuori della scienza galileiana.

Commento di Odifreddi:

dire che io sono “onniprensente” sui media, e zichichi “viene messo a tacere”, sa tanto di sberleffo. ma come, zichichi ha avuto su rai1 una sua rubrica la domenica mattina per decenni! ha una rubrica sul più diffuso settimanale, che è “famiglia cristiana”, eccetera. Io non vengo nemmeno invitato da fazio o dalla bignardi per le mie idee. non me ne lamento, intendiamoci, ma almeno vorrei non avere le beffe, oltre il danno.

Replica di Catalano:

non ho fatto un elenco cronologico delle sue ultime apparizioni in TV e di quelle di Zichichi. L’impressione che Odifreddi sia onnipresente non è solo mia. Credo però che le apparizioni di Zichichi sulla RAI cui Odifreddi fa cenno siano dei primi anni novanta. Se poi si passa all’editoria allora Odifreddi è imbattibile, altro che Famiglia Cristiana!

4) Affermazione di Catalano da intervista:

Se la teoria evoluzionista avesse una solida base scientifica, allora dovrebbe avere carattere predittivo cioè essere in grado di predire il valore esatto dei tempi che caratterizzano questo processo. Invece i sostenitori di questa teoria non hanno la minima idea di come impostarne le basi matematiche. Per semplificare, possono dirci in base a quale equazione matematica si può prevedere quale sarà l’evoluzione della specie umana diciamo tra 500.000 anni? No. Pur tuttavia continuano a sostenere la scientificità di questa teoria.

Sul piano dialettico, li inviterei a riflettere seriamente sul fatto che illustri scienziati atei professano ora apertamente di avere forti dubbi su questa teoria o addirittura di non ritenerla più una teoria scientifica come recentemente hanno fatto due “addetti ai lavori” del calibro di Massimo Piattelli Palmarini e Jerry Fodor (Gli errori di Darwin – Ed. Feltrinelli). Li inviterei a limitare il terreno del confronto alle sole questioni scientifiche sperimentalmente verificabili.

Agli atei vorrei direi che anche loro sono delle persone religiose in quanto “diversamente credenti”. Anche loro si genuflettono dinanzi al loro dio , il “dio Caso onnipotente creatore e signore del cielo e della Terra”

Commento di Odifreddi:

che la teora dell’evoluzione non faccia previsioni, è falso: ad esempio, la specie dell’ipollinatore delle orchidee chiamata appunto “praedicta”, fu predetta da darwin quarant’anni prima che fosse scoperta, sulla base della sua teoria. Se poi si richiede un’equazione che predica come sarà la specie umana tra 500.000 anni, si pretende più di quanto faccia la fisica. Catalano, essendo un fisico, dovrebbe sapere che le equazioni della meccanica newtoniana non permettono neppure di prevedere il comportamento alla breve, non solo tra migliaia di anni, di TRE corpi. buttiamo a mare anche la fisica newtoniana, mentre ci siamo?

Replica di Catalano:

francamente non capisco. Il prof. Odifreddi prima dice che le mie affermazioni (sul carattere non predittivo dell’evoluzione) sono false e cita ad esempio il caso della farfalla “praedicta”. Poi però fa un passo indietro e chiarisce che la teoria dell’evoluzione non è in grado di fare previsioni rigorose in un range di 500.000 anni. Sono troppi? Non mi pare se penso che il processo evolutivo investe un arco di circa 4,5 miliardi di anni. Se la teoria è in grado di spiegare solo il passato allora è una disciplina storica e basta. A proposito del caso “praedicta” non mi riesce proprio di capire in che cosa consista la capacità predittiva della teoria dell’evoluzione: nel 1862 Darwin studia una varietà di orchidea, l’Angraecum sesquipedale, osserva che il suo nettare si trova in fondo a uno sperone lungo circa 30cm e ne deduce che devono esistere degli insetti dotati di una spirotromba lunga almeno 30cm, di cui allora non si aveva conoscenza. Nel 1903 L. W. Rothschild scopre una nuova sottospecie di falena Xanthopan morganii dotata di una tale spirotromba e la ribattezza Xanthopan morganii praedicta in onore della predizione di Darwin. Chiedo: questa farfalla è venuta all’esistenza tra il 1862 e il 1903? Il fatto che Rothschild l’abbia scoperta circa 40 anni dopo ci dà la matematica certezza che non esistesse anche al tempo di Darwin? “Praedicta” nel senso che prevedo che verrà all’esistenza questa farfalla come conseguenza del processo evolutivo o piuttosto se esiste questa orchidea allora ci deve essere anche una farfalla adatta per impollinarla? Se trovo per terra un bullone con un passo stranissimo posso dire che ci deve essere da qualche parte anche un dado dello stesso passo? E se poi qualcuno lo trova dopo 40 anni come lo ribattezzerà, alea praedicta? Ancora : quando ho trovato il bullone questo dado aveva un passo del tutto normale e poi ha subito una mutazione nel filetto o è stato costruito direttamente così per adattarsi al bullone?

Quanto al moto dei tre corpi, esso è caotico ma non casuale poiché le equazioni lagrangiane del moto non contengono termini stocastici. Non sappiamo esprimere l’evoluzione delle loro traiettorie con una sola funzione esplicita e siamo costretti a ricorrere a soluzioni approssimate anche con l’uso di calcolatori.Siccome, per forza di cose, la conoscenza che abbiamo delle condizioni iniziali del moto dei tre corpi è solo approssimata, il risultato finale è che ai nostri occhi il moto dei 3 corpi sarà sempre caotico, per lo meno su tempi sufficientemente lunghi. Ne consegue che la predicibilità di un sistema dinamico con almeno 3 corpi è possibile solo entro intervalli temporali finiti, tanto più lunghi quanto più sono accurate le nostre misure delle condizioni iniziali . Non si tratta pertanto di una imprevedibilità intrinseca.

Commento di Odifreddi:

citare Fodor e Piattelli Palmarini come “addetti ai lavori”, è singolare. sono due linguisti! Cosa c’entrano con l’evoluzionismo? a parte il merito del loro libro, che è proprio per questo motivo è semplicemente imbarazzante, e ha ottenuto attenzione proprio solo perchè era antievoluzionista: alla faccia della cospirazione!

Replica di Catalano:

cominciamo col dire che Piattelli Palmarini è un biofisico docente universitario (Harvard, Arizona, MIT) di scienze cognitive e Fodor è un filosofo del linguaggio e cognitivista cresciuto alla scuola di Noam Chomsky. Secondo Odifreddi non sono degli “addetti ai lavori”. E perchè? Forse perchè non sono dei biologi? Scusi Odifreddi, lei è solo un matematico, per quanto insigne, o è anche un biologo, un teologo, uno storico della scienza e cos’altro ancora? Se, come credo, lei è solo un matematico allora le giro la domanda, senza offesa, : lei cosa c’entra con l’evoluzione? Perchè scrive a piene mani di evoluzionismo, di teologia, di Bibbia, di storia ? Io ho letto diversi suoi libri su questi argomenti ma li valuto per il loro contenuto e non per il titolo accademico dell’autore.Se il merito del libro è considerato “imbarazzante” solo perchè scritto da due linguisti, immagino che, per coerenza, Odifreddi non legga ciò che scrive Boncinelli sulla genetica, visto che è laureato in fisica.

5) Affermazione di Catalano da intervista:

E da ultimo vorrei ricordare, se mai qualcuno se ne fosse dimenticato, che la vera scienza, quella sperimentale e galileiana è nata in Occidente nel cuore della Cristianesimo

Commento di Odifreddi:

da ultimo, la “vera scienza” è nata in grecia al tempo degli dei falsi e bugiardi. in particolare, la teoria eliocentrica difesa da galileo e riproposta da copernico, era stata già proposta da aristarco. dunque, dovremmo diventare devoti di giove? lei capisce che discutere con chi abbia posizioni di questo genere, serve a poco. perchè si tratta di obiezioni disinformate, come se andassi a discutere con chi mi dice che pi greco vale tre, perchè c’è scritto nella bibbia (come effettivamente c’è scritto)… a presto!

Replica di Catalano:

a me hanno insegnato che la vera scienza, quella moderna, è quella sperimentale fondata sul metodo galileiano e non mi basta Aristarco per cambiare idea. Quella nata sulle sponde dell’Egeo è la scienza aristotelica fondata solo sulla ragione e che non ritiene di dover affidare all’esperimento la verifica ultima delle ipotesi. Quella, per intenderci, che fa dire ad Aristotele che l’acqua si genera dall’aria (Phisica, 2,10) e che il calore e la luce degli astri si generano per attrito con l’aria ( De Coelo 7,20). Fu così che per quasi venti secoli si credette che i corpi in caduta libera sono tanto più veloci quanto più sono pesanti e ci volle in nostro buon Galileo per dimostrare con un esperimento che le cose non stanno così.

Quanto poi al valore di pi greco citato nella Bibbia non so se essere più deluso dalla scarsa informazione di Odifreddi o dal fatto che magari finga di essere disinformato ,il che sarebbe ancora più grave. Vediamo di che si tratta . Nel I Libro dei Re (7, 23) si legge: «Fece un bacino di metallo fuso di dieci cubiti da un orlo all’altro (diametro), rotondo; la sua altezza era di cinque cubiti e la sua circonferenza di trenta cubiti». Al tempo in cui fu scritto il I Libro dei Re, gli ebrei non conoscevano la natura trascendente del numero pi greco e in quel contesto non si sta certo parlando dell’incommensurabilità della circonferenza col suo diametro. Gli ebrei prendevano la metà del diametro e misuravano quante volte una tale corda era inscrivibile nella circonferenza. Ora siccome il raggio della circonferenza è pari al lato dell’esagono regolare inscritto il risultato è 5 (cubiti) x 6 = 30 cubiti. Tutto qui!

Una curiosità: vista la mancanza grossolana di rigore matematico lamentata da Odifreddi nel brano citato, chiedo : cosa avrebbe dovuto scrivere in quel contesto l’autore? 31,4 cubiti? Oppure 31,4159 26535 89793 23846 26433 83279 50288 41971 69399 37510 58209 74944 592…cubiti?

Ah già, che stupido che sono! Avrebbe dovuto scrivere, “e la sua circonferenza era di pi greco x 10 cubiti…(con buona pace di quanti per centinaia di anni ancora, leggendo il brano non avrebbero capito che cavolo significasse)

Conclusione di Catalano:

certo che sono disinformato, ci sono molte cose della Bibbia (e non solo) che non ho ancora capito nonostante la legga ininterrottamente da 36 anni. Sono in buona e numerosa compagnia tra coloro di cui Gesù dice che sono “felici perché si rendono conto del loro bisogno spirituale. [Matteo 5,3]”. Questo non mi impedisce di cogliere tutte le utili occasioni per accrescere la mia conoscenza anche attraverso il confronto con chi non la pensa come me.